L’ACCERTAMENTO DELL’ETÀ NELLA NUOVA LEGGE SUI MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI

Lo scorso 29 marzo 2017 la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il testo del Disegno di legge n° 1658 – B, recante “Disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”, nella versione votata dal Senato lo scorso 1 marzo.

Di particolare rilevanza appare l’articolo 5 del disegno di legge (oggi legge, in attesa di promulgazione), il quale inserisce nel d.lgs. 142/2015 un nuovo articolo 19-bis, concernente l’identificazione dei minori stranieri non accompagnati. Al comma 6 di tale articolo si dispone, in particolare, che «l’accertamento socio-sanitario dell’età deve essere svolto in un ambiente idoneo con un approccio multidisciplinare da professionisti adeguatamente formati e, ove necessario, in presenza di un mediatore culturale», mentre i commi successivi prevedono che il risultato dell’accertamento sociosanitario venga comunicato allo straniero, all’esercente la responsabilità genitoriale e all’autorità giudiziaria che ha disposto l’accertamento, mediante notifica del provvedimento di attribuzione.

Come è chiaro, queste innovazioni normative sono volte a tutelare meglio i diritti del minore, ponendo un argine alla prassi, purtroppo assai diffusa, di attribuire ai giovani non accompagnati la maggiore età senza provvedere a informare i diretti interessati dei risultati degli esami compiuti, e in tal modo impedendo loro di potersi tutelare in via giurisdizionale. A tal proposito va poi evidenziato che la legge appena approvata si preoccupa altresì di stabilire la procedura di impugnazione del provvedimento di attribuzione dell’età, prevedendo la possibilità di proporre reclamo ex artt. 737 e ss. c.p.c., su cui il giudice è chiamato a decidere in via d’urgenza entro dieci giorni.

Quanto al profilo più squisitamente scientifico, in relazione alle modalità di accertamento dell’età, la nuova normativa prevede l’obbligo di procedere a un esame di tipo multidisciplinare, imponendo quindi di valutare i casi di età dubbia mediante un esame più approfondito rispetto alla mera radiografia del polso, tradizionalmente utilizzata nel nostro Paese per determinate l’età dei (presunti) minori, ma ormai da lungo tempo aspramente criticata poiché obsoleta e inaccurata dal punto di vista medico e scientifico. L’esame multidisciplinare impone invece di considerare una serie di parametri diversificati, ricorrendo a una procedura che comprende, oltre all’esame radiologico, anche un colloquio sociale e una valutazione psicologica o neuropsichiatrica, alla presenza, se necessario, di un mediatore culturale o di un interprete.

Si noti che entrambi gli aspetti evidenziati – modalità di accertamento dell’età e mancanza di informativa al minore dei risultati dell’esame radiologico con conseguente impossibilità di contestarli in sede giudiziaria – sono stati recentemente oggetto di contestazione davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella vertenza 5797/17 ‘Darboe et Camara c. Italie’. In tale occasione, peraltro, la Corte di Strasburgo ha avuto modo di emanare un’ordinanza cautelare in cui accoglie le doglianze formulate dai ricorrenti relativamente alla non affidabilità del semplice esame radiologico del polso al fine dell’accertamento dell’età.

Questa novella pare quindi chiarire, finalmente, alcuni aspetti fondamentali in merito alla tutela dei minori stranieri non accompagnati che giungono in Italia, dando ascolto e seguito ad alcune istanze da tempo sollevate da numerose ONG, associazioni e, da ultimo, fatte proprie dalla stessa Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

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