Insolvenza transfrontaliera

UN PROGETTO EUROPEO
Un gruppo di ricerca di livello internazionale, composto da vari atenei del vecchio continente – tra cui l’Università di Genova – sta conducendo un interessante progetto chiamato “SaveComp”. Si tratta di un’iniziativa co-finanziata dall’Unione europea (Action grants to support judicial cooperation in civil and criminal matters JUST/2014/JCOO/AG/CIVI/7693) che mira ad individuare e sviluppare, nell’ambito del diritto internazionale privato e processuale, “pratiche virtuose” in materia di insolvenza e pre-insolvenza transfrontaliera. I ricercatori hanno predisposto un questionario ad hoc, indirizzato soprattutto ai professionisti (avvocati, giudici, notai, commercialisti, mediatori, banche ecc.), chiamati ad esprimersi entro il 31 gennaio 2017: a questi pratici, oltre che agli accademici, viene chiesto un contributo importante per riuscire a focalizzare come le norme vengono applicate e quali problemi pratici ne scaturiscono sul piano del diritto internazionale. Il fine ultimo del Progetto è razionalizzare l’approccio al problema e individuare validi strumenti di cooperazione sovranazionale: ai partecipanti vengono richiesti chiarimenti e specificazioni, frutto delle singole esperienze professionali.

 

IL QUADRO NORMATIVO
Si parla di insolvenza transfrontaliera, in tutti i casi in cui l’insolvenza manifesti elementi di estraneità rispetto all’ordinamento giuridico di riferimento, ovvero quando alcuni componenti della massa attiva o passiva siano riconducibili ad un ordinamento diverso.
Per molto tempo è mancata una regolamentazione sovranazionale del fenomeno: ricordiamo infatti che la Convenzione di Istanbul del 1990 e quella di Bruxelles del 1995 sono naufragate a causa del numero insufficiente di ratifiche; l’unico esempio positivo, in ambito europeo, risaliva al lontano 1933 con la Nordic Bankruptcy Convention, siglata tra Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia. Una vera disciplina comunitaria ha visto la luce solo in epoca relativamente recente con il Regolamento (CE) 1346/2000, poi sostituito dal Regolamento (UE) 848/2015, che di fatto sarà applicabile solo dal 26 giugno 2017, ma rappresenta comunque un ulteriore passo avanti verso l’armonizzazione legislativa in seno alla UE.
Va sottolineata inoltre, l’importanza della Raccomandazione 2014/135/UE, con cui la Commissione è intervenuta, non solo per favorire il suddetto processo di armonizzazione, ma anche per delineare un nuovo approccio europeo per la gestione della crisi d’impresa. Essa infatti fornisce dei principi guida, indirizzati ai diversi Stati membri, per superare le disparità nazionali in materia di ristrutturazione di aziende in difficoltà finanziaria e – cosa ancor più importante – per sollecitare procedure interne, mirate al risanamento più che alla liquidazione dell’impresa in crisi; in sostanza un invito a dare una seconda possibilità agli imprenditori onesti, promuovendo investimenti ed occupazione e rimuovendo gli ostacoli al buon funzionamento dei mercati interni.
Sulla scia di tale Raccomandazione, lo stesso Regolamento (UE) 848/2015 è strumento di ulteriore evoluzione: a differenza del precedente, ad es., la liquidazione del patrimonio del debitore non costituisce più lo scopo principale della procedura di insolvenza e gli stessi concetti di concorsualità ed insolvenza – per citarne solo alcuni – hanno assunto nuove e più ampie connotazioni. Risulta ampliata la gamma di procedure concorsuali a cui è applicabile il nuovo Regolamento: scomparendo infatti presupposti quali l’insolvenza, lo spossessamento o la nomina di un curatore, vengono inserite nuove fattispecie che l’Allegato A enumera paese per paese. E’ prevista la nascita dei registri fallimentari elettronici, a partire dal 26 giugno 2018 e la loro successiva interconnessione, attraverso un portale unico europeo, dal 2019. Queste sono solo alcune delle principali novità, per ulteriori approfondimenti: http://www.newsmercati.com/Article/Archive/index_html?idn=207&ida=9296&idi=-1&idu=-1

Al di là dell’impegno comunitario, volto a creare una disciplina uniforme dell’insolvenza transfrontaliera, resta da segnalare che il Regolamento (UE) 848/2015 non si può considerare esaustivo: quando l’insolvenza ha carattere – in tutto o in parte – extra-comunitario, tornano in campo le diverse normative nazionali!
Ricordiamo, per concludere, che il fenomeno è oggetto di crescente attenzione anche da parte di organismi internazionali come la Commissione delle Nazioni Unite per il diritto commerciale internazionale (UNCITRAL), che utilizzano strumenti di “soft law” per proporre soluzioni evolute, che integrino le norme esistenti o ne propongano di nuove.

Regolamento (UE) 848/2015 http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX%3A32015R0848

Raccomandazione 2014/135/UE  http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex%3A32014H0135

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