Il problema dello stalking nella riforma Orlando

Il 14 giugno è stata approvata alla Camera dei Deputati la nuova Riforma del Codice Penale e di Procedura Penale che prevede alcune modifiche in materia di prescrizione, impugnazione, inasprimento di pene ed indagini preliminari. Nonostante le numerose novità introdotte, l’attenzione dei media si è concentrata sull’introduzione di un ulteriore articolo, il 162 c.p. ter, nel quale si enuncia: “Nei casi di procedibilità a querela soggetta a remissione, il giudice dichiara estinto il reato, sentite le parti e la persona offesa, quando l’imputato ha riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e ha eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato. Il risarcimento del danno può essere riconosciuto anche in seguito ad offerta reale ai sensi degli articoli 1208 e seguenti del codice civile, formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, ove il giudice riconosca la congruità della somma offerta a tale titolo.”
Con questo nuovo articolo il legislatore prevede la risarcibilità del danno e la conseguente estinzione del reato per i reati procedibili a querela ritrattabile qualora il giudice riconosca che l’imputato abbia riparato, per quanto ha potuto, alle conseguenze dannose provocate dalla sua condotta. Tra i reati di questo tipo troviamo le lesioni personali lievi, le percosse, la molestia, la minaccia e lo stalking. E’ proprio l’applicabilità dell’istituto dell’estinzione del reato per le cosiddette condotte riparatorie al reato di stalking ad aver sollevato numerose critiche.
Il 612 bis, introdotto nel 2009 con la riforma del diritto penale Maroni, prevedeva una pena detentiva tra i 6 mesi ed i 5 anni. Con questa nuova possibilità, l’imputato potrebbe, adottando tutte le modalità possibili per riparare alla condotta mantenuta e con l’approvazione finale del giudice, estinguere il reato e risarcire il danno alla vittima anche senza il suo consenso. Questa novità è applicabile ai soli casi previsti al primo comma del 612 bis; sono quindi escluse le fattispecie di stalking “gravi”, ovvero se il fatto è commesso dal coniuge separato o divorziato o da persona legata da una relazione affettiva, oppure nei casi in cui le vittime siano persone affette da disabilità, minori o donne in stato di gravidanza.
Le principali critiche della scelta di includere il reato di stalking tra i reati estinguibili per condotte riparatorie, principalmente sollevate da associazioni contro la violenza sulle donne, segnalano il rischio, già comunque presente con l’attuale normativa, di non tutelare adeguatamente le vittime. Il ministro Orlando invece, insieme al sottosegretario del Ministero della giustizia Migliore, sostengono che le preoccupazioni non siano fondate e che la depenalizzazione sostanziali sia stata approvata soltanto nei casi di stalking lievi.
La scelta del legislatore impone di distinguere il reato in due categorie: lo stalking lieve, riducibile ad un risarcimento del danno, e lo stalking grave, con una pena detentiva fino a 7 anni e 6 mesi nei casi di particolare vulnerabilità. Il rischio, conclamato dalle organizzazioni critiche al nuovo articolo, è che le sentenze di condanna si riducano ai soli casi apparentemente gravi, laddove non si consideri lo stalking “minore” di rilevante importanza e che le minacce minori, seppur indici di uno stato di pericolo ed ansia continua della persona offesa, siano tutelate in modo effimero.
I punti più interessanti del nuovo articolo, che incidono direttamente sull’estinguersi del procedimento, riguardano il superfluo consenso della vittima al risarcimento ed il potere discrezionale del giudice. La persona offesa è sentita dal giudice ma al solo fine di verificare la riparazione del danno provocato. Difatti, il dissenso al risarcimento del danno non incide sul procedimento in corso, ma a determinare l’estinguersi del processo è la verifica della proposta risarcitoria e della congruità di essa rispetto al reato. Al giudice, quindi, rimane il compito di valutare che l’imputato abbia davvero riparato al danno compiuto entro il termine previsto e che sia riuscito a riparare alle conseguenze negative.
Resta inoltre da comprendere quali siano i criteri per verificare la congruità del risarcimento, che non sono espressi dalla nuova normativa ma solo lasciati nelle mani del singolo giudice. Si potrebbero quindi ipotizzare da un lato soluzioni meramente economiche, dall’altro rimedi più articolati che prevedano il pagamento di un percorso psicologico alla vittima e la partecipazione ad un trattamento riabilitativo da parte dell’imputato.
In attesa di una “correzione” proposta dallo stesso Ministro Orlando sul tema, restano numerose perplessità e riflessioni sulle novità introdotte a modifica di un reato giovane (appena 8 anni) e di enorme impatto mediatico.

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