Cassazione penale: più tutela alle persone diffamate sui siti web

La Corte di Cassazione, con una recentissima sentenza del 27 dicembre 2016, appronta novità estremamente interessanti in materia di diffamazione a mezzo internet, rafforzando la tutela di tutti coloro che, attraverso siti e social media, sono destinatari di commenti offensivi che ne ledono l’onore e la reputazione.

Complice l’oggettiva difficoltà nel rintracciare i reali autori delle frasi diffamatorie pubblicate su internet, i quali si nascondono dietro nickname e schermature di indirizzi ip, la Corte di Cassazione reputa ora responsabile penalmente per il reato di diffamazione ex art. 57c.p. anche il gestore del sito che, consapevole dei commenti offensivi pubblicati da altri sulla propria pagina web, non provveda tempestivamente a rimuoverli.

In altre parole la Corte statuisce, in capo a coloro che gestiscono pagine web, un implicito obbligo di rimozione di ogni contenuto potenzialmente offensivo, dal momento che la condotta omissiva degli stessi non può che favorire la diffusione del commento diffamatorio e aggravare il danno arrecato alla persona offesa.

Tale sentenza si pone in controtendenza rispetto alla posizione precedentemente consolidatasi in seno alla Corte stessa, che non riteneva sussistente alcuna responsabilità penale in capo ai gestori dei siti internet per i commenti diffamatori pubblicati sui loro siti (Cass. Pen. 35511 del 1.10.2011; Cass. Pen 44126 del 29.11.2011), non potendosi applicare alle pubblicazioni internet le medesime norme penali che riguardano la stampa.

Ad oggi, dunque, le cose sembrano destinate a cambiare significativamente in materia di agenti punibili per il reato di diffamazione, evolvendo verso una maggior tutela di tutti coloro che, colpiti da commenti offensivi dei quali è estremamente difficile comprovare la paternità, possono vantare pretese risarcitorie anche nei confronti dei gestori dei siti web.

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